Caretti: “Il piano socio-sanitario non va demolito, ma è ora di riempirlo di contenuti”

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Caretti: “Il piano socio-sanitario non va demolito, ma è ora di riempirlo di contenuti”

Intervista de la Repubblica al segretario Cisl Piemonte Luca Caretti sul Piano Socio Sanitario

 

La discussione sul piano socio-sanitario della Regione è entrata nel vivo la scorsa estate
Il piano socio-sanitario della Regione «non va demolito ma riempito di contenuti», dice il segretario regionale della Cisl Luca Caretti. Che parla di proposte pratiche, di creare cinque tavoli sui temi più urgenti e del rapporto con la giunta Cirio, sicuramente meno appuntito rispetto a quello di altre sigle, Cgil in testa, o alle ruvidezze che contrappongono il presidente dell’Ordine dei medici di Torino Guido Giustetto e l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi.

Segretario, domani la Cisl si confronterà pubblicamente con Riboldi sul piano sanitario. Dal centrosinistra, da esperti sanitari o da altri sindacati è arrivata una bocciatura. Saranno più le critiche o gli applausi?

«Come sempre siamo pragmatici, senza entusiasmi ma senza demolire quella che consideriamo una priorità: avere un nuovo piano era un obiettivo comune di tutti i sindacati da anni, se ne parlava già da prima del Covid, perché la situazione sanitaria e sociale lo richiede. Per noi era fondamentale che un piano ci fosse».

Ma il vostro giudizio sul documento qual è?

«È un contenitore che ora va riempito. Molti dei contenuti che abbiamo letto sono condivisibili ma sono anche molto “alti”, se mi passa il termine. Adesso dobbiamo lavorare per costruire un’ossatura, per fare sì che questo piano alto si concretizzi sui territori».

In che modo?

«Ripeto, questo non vuol dire demolire il lavoro che è stato fatto. Noi siamo per sederci attorno a un tavolo e riempire il piano di contenuti, in base alle esigenze di salute delle persone».

È d’accordo quindi con chi chiede alla Regione più tempo per discutere il piano? L’assessore Riboldi vuole approvarlo in consiglio entro dicembre.

«Siamo stati i primi a chiedere più tempo. Quindi pensiamo sia utile ma solo se ci sono confronti nel merito. Prolungare per prolungare non ha senso».

Quali sono le vostre proposte?

«Abbiamo già avanzato da tempo la richiesta di istituire cinque tavoli sindacali con Cgil, Cisl e Uil: su salute e sicurezza sul lavoro, dove pensiamo sia necessario non solo incrementare il personale ma ragionare su modelli nuovi, in cui finalmente Spresal, Ispettorato al lavoro e Inail si interfaccino. Poi sulla medicina territoriale, perché stiamo arrivando alla scadenza dei progetti Pnrr su ospedali e case di comunità e dobbiamo comprendere a che punto siamo. Il terzo è sul personale ed è in parte connesso, perché oltre alla carenza cronica di professionisti occorre anche capire come e con chi far funzionare queste nuove strutture. Gli ultimi due riguardano la rete ospedaliera, con attenzione a Torino e a Novara, e il rapporto fra Rsa e non autosufficienza. Sulla domiciliarità siamo fermi alle dichiarazioni, si è fatto pochissimo».

Come si connettono con il piano sanitario?

«Chiediamo di sapere come questi punti saranno incardinati nel piano e con quali risorse».

Che risposte avete avuto?

«Da Riboldi, quando ne abbiamo parlato ad agosto, non abbiamo avuto chiusure. Ma ora questi tavoli vanno aperti, altrimenti il piano volerà sopra i problemi. Do atto a Riboldi di aver tenuto aperto un tavolo regionale con i sindacati, ma servono anche i tavoli territoriali, per poter centrare meglio le priorità. E occorre che a questi tavoli sia presente anche l’assessore Marrone».

Marrone nei giorni scorsi è stato attaccato dai sindacati per la gestione dei fondi sull’invecchiamento attivo.

«Quei fondi vanno assolutamente implementati, non è un tema di destra, sinistra o centro. E non devono essere usati solo per i pensionati ma anche per accompagnare chi è ancora attivo sul posto di lavoro. Ci sono persone con più di 65 anni che stanno ancora in un cantiere e c’è chi ci muore. Non è ammissibile».

L’INTERVISTA DI ANDREA GATTA

 

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