Auto: una diagnosi spietata

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catena di montaggio in una fabbrica di automobili Auto: una diagnosi spietata

Nel saggio del professore Francesco Zirpoli la “crisi e la trasformazione dell’industria automobilistica” tra declino, transizione e occasioni mancate. Ma dal tunnel si può uscire con la svolta ecologica     

Un libro illuminante, che lascia il segno. Si intitola: “Auto Distruzione – Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile”, (Editori Laterza, 2026, pp. 238, 16 euro) il saggio di Francesco Zirpoli, uno dei massimi esperti accademici del settore in Italia. Professore ordinario presso la Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Technology and Innovation Management, Zirpoli dirige anche il CAMI (Center for Automotive and Mobility Innovation) e l’Osservatorio OTEA sulla trasformazione dell’ecosistema automotive italiano.

Primo Piano del professor Francesco Zirpoli Università Cà Foscari di VeneziaIl suo libro sulla crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile si sviluppa in tre parti. Nella prima si parla del “declino dell’industria automobilistica in Europa” e ci si interroga sul come e perché l’industria europea e italiana siano giunte alla situazione attuale. Nella seconda sezione si prende invece in esame “l’Italia e l’eredità della Fiat”, attraverso la ricostruzione della storia dell’industria dell’auto italiana che va dalla Fiat di Ghidella alla Fca di Marchionne fino a Stellantis che l’autore definisce come “il punto forse più critico della sua storia”. Infine, nella terza parte si affronta il tema di “come uscire dalla crisi”, analizzando perché l’Europa e l’Italia abbiano perso terreno sul piano industriale e suggerendo possibili soluzioni per una ripresa grazie alla transizione verde.

Con l’ausilio di dati, grafici e analisi, Zirpoli ci prende per mano e ci conduce dentro un mondo troppo spesso riservato ai soli addetti ai lavori e che invece merita di essere rivelato a un pubblico più ampio di lettori. Un mondo che oggi vive una fase di profonda difficoltà, tra calo della domanda, perdita di competitività e transizione tecnologica: una tempesta perfetta che rischia di spazzare via ciò che resta dell’automotive europeo. Un mondo di cui Zirpoli, supportato dall’analisi e dal rigore scientifico, svela verità scomode e interessi costituiti, smontando narrazioni di convenienza e letture sbagliate. L’industria automobilistica mondiale è sottoposta a una trasformazione radicale. “Negli ultimi anni – scrive Zirpoli – sono cambiati contemporaneamente tre fattori chiave: la domanda, che si è ridotta alla luce di fattori strutturali (nuovi stili di vita e di consumo) e contingenti (l’incertezza economica di questi anni); l’offerta di prodotto, che è stata rivoluzionata dallo sviluppo di nuove tecnologie relative alle nuove tecnologie di propulsione, al software e alle telecomunicazioni che stanno cambiando l’architettura dei veicoli, le competenze per svilupparli e produrli e le catene globali di valore; e, infine, la regolamentazione, che ha accelerato il passo guidata da esigenze improcrastinabili di riduzione delle emissioni nocive all’ambiente e alla salute. Si stima che entro il 2030 oltre il 40-50% del valore di un’auto sarà determinato dal software”.

La copertina del libro del professore Francesco Zirpoli Francesco ZirpoliSecondo il professore dell’Università Ca’ Foscari, i paesi tradizionalmente al centro dell’industria automobilistica europea hanno tutti subito una forte diminuzione della produzione interna tra il 1990 e il 2024. La Francia ha avuto un calo del 76%, l’Italia del 73%. La Germania, tra il 1990 e il 2015, è cresciuta del + 20%, ma tra il 2015 e il 2024 ha perso il 33% della sua produzione. Un percorso simile è stato fatto dall’industria automobilistica britannica, che è cresciuta tra il 1990 e il 2016 del +25% ma ha iniziato a registrare un calo dopo tale periodo: -50% tra il 2016 e il 2024. Negli ultimi vent’anni si è verificata l’avanzata di paesi come la Spagna e il Portogallo, entrambi cresciuti del 24% nel settore auto; del Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto) con 540 mila veicoli nel 2024 (+ 1.100%). Ha aumentato la produzione automobilistica anche la Turchia, che nel 2024 ha prodotto 1.040.000 unità (+550%). Ma sono i Paesi dell’Europa dell’Est come Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Slovenia e Romania a distinguersi particolarmente, con una produzione di circa 2.680.000 veicoli nel 2024, e una crescita  di + 330% rispetto al 1990. In Italia, secondo l’ultimo report Fim di aprile, potrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere prodotte a fine 2026 circa mezzo milione di veicoli, di cui solo 300 mila autovetture. Questo quadro fa dire all’autore del libro che “L’industria italiana dell’auto è scivolata (forse) irreversibilmente verso la periferia dell’auto mondiale. “Le decisioni che contano rispetto alla localizzazione di impianti e attività di R&S delle imprese operanti in Italia non vengono prese in Italia e che la maggioranza delle attività ad alto valore aggiunto come S&R non vengono svolte più in Italia. L’Italia conta ormai sempre meno nello scacchiere geopolitico ed economico dell’industria dell’auto e si trova, per la prima volta, di fronte al rischio concreto di una desertificazione industriale”. Come se ne esce allora? Secondo Zirpoli l’unica strategia è cavalcare la transizione ecologica, cogliere le opportunità dell’innovazione e trasformarsi ancora una volta senza lesinare sugli investimenti. Insomma, “cambiare per non morire”. A dispetto del titolo “Auto distruzione”, che ci lascia un po’ di amaro in bocca (per come siano andate le cose), il libro di Zirpoli ci lascia, nella parte finale, un messaggio di speranza per una nuova rinascita del settore. Una sfida che, secondo l’autore, va abbracciata con convinzione prima che sia davvero troppo tardi. (da Via Po Economia del 22 aprile 2026)

Rocco Zagaria

 

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