Andrea Cuccello (Cisl): “La legalità non è solo rispetto delle norme, ma responsabilità diffusa”

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Andrea Cuccello (Cisl): “La legalità non è solo rispetto delle norme, ma responsabilità diffusa”

L’intervento del Segretario Confederale Cisl, Andrea Cuccello, sul tema della legalità al Consiglio Generale della Cisl Piemonte dell’11 marzo, al Polo del ‘900 di Torino.

Quando si parla di criminalità organizzata spesso si pensa a qualcosa di lontano. Un fenomeno che riguarda altri territori, altre storie, altri contesti sociali. In realtà non è così. La criminalità organizzata non è soltanto qualcuno che ruba o che usa la violenza. È soprattutto un sistema che prova a piegare le regole a proprio vantaggio, entrando nei meccanismi dell’economia e della società. Per questo la legalità non è soltanto una questione giudiziaria o di ordine pubblico. È anche una questione civile, economica e sociale. Ed è qui che entra in gioco il ruolo del sindacato. Il sindacato non è un’istituzione dello Stato.
Non ha poteri coercitivi, non ha strumenti per imporre il rispetto delle regole. È semplicemente una associazione di persone che si organizzano per difendere il lavoro, i diritti e la dignità delle persone. Ma proprio per questo può svolgere un ruolo importante nella costruzione della legalità.

Perché la legalità si costruisce anche nei luoghi di lavoro. Si costruisce quando si difendono i contratti collettivi. Si costruisce quando si combatte il lavoro nero. Si costruisce quando si impedisce che la competizione tra imprese avvenga abbassando i diritti. Nel settore delle costruzioni questo tema è ancora più evidente. La ricerca della FILCA CISL lo dimostra bene: uno dei punti più delicati è la catena degli appalti e dei subappalti, dove i passaggi sono molti e i controlli possono diventare più difficili. Ed è proprio lì che si annidano spesso i rischi più seri: irregolarità contributive, lavoro nero, dumping contrattuale, infiltrazioni criminali. Per questo negli anni sono stati costruiti strumenti molto concreti per difendere la legalità.

Uno di questi è il DURC, il Documento Unico di Regolarità Contributiva. La regola è semplice: un’impresa che non paga correttamente i contributi ai lavoratori non può partecipare alle gare pubbliche. Questo serve a tutelare i lavoratori, ma serve anche a difendere le imprese che rispettano le regole. Perché un mercato sano non può premiare chi risparmia sui diritti. Un altro passaggio importante è stata la legge 199 contro il caporalato, che ha introdotto un principio molto chiaro: la responsabilità non riguarda soltanto chi recluta illegalmente i lavoratori, ma anche chi trae vantaggio da quelle condizioni di sfruttamento.

Significa dire che lungo tutta la filiera produttiva devono valere regole e responsabilità. C’è poi il tema della trasparenza economica, delle norme antiriciclaggio e della tracciabilità dei flussi finanziari. Oggi la criminalità organizzata entra nell’economia spesso in modo meno visibile rispetto al passato.
Attraverso imprese di copertura, investimenti, capitali che si muovono nei mercati. Per questo la tracciabilità dei pagamenti e i controlli sui flussi finanziari sono strumenti fondamentali per difendere l’economia legale. Nel settore degli appalti esistono poi altri strumenti molto importanti.

Si perde la responsabilità lungo la filiera, i controlli diventano più difficili e si aprono spazi per lavoro nero, evasione contributiva e sfruttamento. Per questo è fondamentale garantire tracciabilità e responsabilità lungo tutta la filiera dei lavori. C’è poi un tema che riguarda direttamente il sindacato: quello dei contratti pirata. Negli ultimi anni si sono moltiplicati contratti collettivi firmati da soggetti che non hanno una reale rappresentanza e che prevedono condizioni peggiorative per i lavoratori. Questo non è pluralismo contrattuale. È dumping contrattuale. E bisogna dirlo chiaramente: non esiste concorrenza tra contratti se non a ribasso. Quando la competizione si gioca abbassando salari e diritti si crea una corsa verso il basso che finisce per produrre irregolarità e illegalità.Difendere i contratti collettivi realmente rappresentativi significa quindi difendere anche la legalità economica. Questi temi torneranno presto al centro del dibattito europeo.

Tra poche settimane discuteremo della nuova direttiva europea sugli appalti, che riguarda le regole con cui vengono gestiti gli investimenti pubblici in tutta Europa. Come CISL siamo già stati impegnati in diverse audizioni con i gruppi europarlamentari proprio su questi temi. Perché la regolazione degli appalti non è una questione tecnica.
È una scelta di modello economico. Decide se gli investimenti pubblici premiano la qualità del lavoro e delle imprese oppure se lasciano spazio a chi aggira le regole. Ma se vogliamo essere onesti fino in fondo dobbiamo riconoscere una cosa. La legalità non è mai una semplice contrapposizione tra bene e male. Certo, esistono situazioni nelle quali il confine è netto. Ma molto spesso ci troviamo davanti a zone grigie. E sono proprio quelle zone grigie che rendono tutto più complicato.

Perché l’illegalità non entra sempre con la violenza. Molto spesso entra con la normalizzazione delle scorciatoie. Saltare una fila. Usare una conoscenza per superare una lista d’attesa. Accettare di pagare un lavoro senza fattura per risparmiare qualcosa. Oppure pensiamo alla pirateria delle piattaforme digitali. Guardare una partita su un canale illegale o usare servizi pirata per accedere a Netflix, DAZN o Sky viene spesso considerato una furbizia. Ma dietro quei circuiti si muovono economie illegali e reti criminali. La verità è che la legalità non può essere selettiva. Non possiamo pretendere rigore assoluto quando parliamo di criminalità organizzata e poi tollerare le scorciatoie nella vita quotidiana. La cultura della legalità si costruisce proprio lì: nel momento in cui ciascuno di noi decide se rispettare una regola anche quando potrebbe aggirarla.

C’è poi un ultimo punto che riguarda direttamente il sindacato. Un modo più profondo per rafforzare la legalità è migliorare la qualità delle relazioni di lavoro. È qui che si colloca una intuizione storica della CISL, diventata legge con la legge 76 del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori nelle imprese. La partecipazione non è uno slogan. Vuol dire più informazione, più confronto, più responsabilità condivisa dentro l’impresa. Non sostituisce i controlli e non sostituisce le norme. Ma rende i rapporti di lavoro più trasparenti e più equilibrati. E quando i lavoratori sono coinvolti diventa più difficile comprimere i diritti o aggirare le regole. Alla fine il punto è semplice.

La legalità non è solo rispetto delle norme. È responsabilità diffusa. È qualità delle relazioni. È rifiuto delle scorciatoie. E su questo punto può essere utile ricordare una riflessione di Bonaventura da Bagnoregio, che scriveva: “La coscienza è come una luce: quando è retta illumina il cammino dell’uomo.” È una frase semplice, ma dice una cosa molto importante. Le regole sono fondamentali. Le leggi sono necessarie. I controlli sono indispensabili. Ma alla fine la legalità vive davvero solo quando diventa coscienza condivisa. Quando le persone scelgono di stare dalla parte delle regole non perché costrette, ma perché sanno che da quelle regole dipende la qualità della convivenza civile. E quando il sindacato difende i contratti veri, chiede trasparenza negli appalti, contrasta lo sfruttamento e costruisce partecipazione, non sta parlando di legalità. La sta praticando ogni giorno nei luoghi di lavoro.

Andrea Cuccello Segretario Confederale Cisl 

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