Vaccinazioni e Green Pass: i vuoti legislativi non devono ricadere sulle spalle dei lavoratori.

giovedì 26 agosto 2021 / Focus

L’obbligo di vaccinazione per alcune categorie di lavoratori, l’esibizione del green pass per viaggiare e per accedere nei locali aziendali, tampone – tampone no. Questi gli argomenti che nelle ultime settimane stanno monopolizzando il dibattito pubblico. Su questi temi anche le organizzazioni sindacali hanno espresso la loro opinione; di seguito l’opinione di Marco Ciani – Segretario Generale CISL Alessandria Asti e di Salvatore Pafundi – Segretario Generale FIM CISL Alessandria Asti

Marco Ciani

La Cisl chiede al Governo di aprire quanto prima il confronto con le parti sociali. Dovremo valutare assieme, come già fatto in precedenza con i protocolli sulla sicurezza anti covid, che in generale hanno funzionato molto bene, gli eventuali aggiornamenti da apportare alla luce dell’evoluzione pandemica.

In quella sede si possono affrontare anche i temi della gestione degli spazi comuni, a partire dalle mense, e promuovere la campagna di vaccinazione tra i lavoratori.

Ciò premesso, qualora si rendesse necessario per la migliore salvaguardia della salute dei cittadini rendere obbligatoria la somministrazione del vaccino, come già avviene in altri casi, questa responsabilità spetterebbe al legislatore. Non lo diciamo noi, è scritto nella nostra Costituzione.

In tal caso la Cisl appoggerebbe l’iniziativa in modo convinto, visto e considerato che ci siamo sempre esplicitamente dichiarati a favore, nell’ottica di salvaguardare il più possibile l’incolumità dei lavoratori e delle loro famiglie, nel massimo rispetto di tutti. Non riteniamo invece possibile imporre surrettiziamente un trattamento scaricandolo sulle relazioni industriali.

Salvatore Pafundi

Come per il vaccino, il Legislatore ha scelto, almeno per il momento, di non introdurre un obbligo generalizzato di possesso del green pass, ma ha individuato alcune attività per le quali, il certificato verde si rende necessario come condizione per il loro svolgimento o per la fruizione di taluni servizi. Tra le attività in elenco sono compresi i servizi di ristorazione.

Su questo punto è sorto il dubbio da parte delle imprese se equiparare o meno le mense aziendali ai servizi di ristorazione. A dirimere questa incertezza ci ha pensato il Governo tramite una FAQ pubblicata sul proprio sito internet, chiarendo che per consumare i pasti all’interno dei locali aziendali adibiti a mensa bisogna essere muniti di certificato.

Questo chiarimento interpretativo è stato assunto in pieno dai datori di lavoro che di fatto precluderanno l’accesso alle mense aziendali a chi non esibirà un green pass in corso di validità.

Questa presa di posizione non ci trova d’accordo, la fruizione del servizio mensa è tutelata dai contratti nazionali; qualsiasi disparità di trattamento sul posto di lavoro è inaccettabile, tantomeno nelle mense; riteniamo sbagliato introdurre il green pass in azienda, soprattutto se venisse utilizzato con una logica sanzionatoria.

Riteniamo ancora validi i protocolli “anti  contagio” condivisi a partire da marzo 2020.

Su questo punto è necessario fare un minimo di chiarezza e di cronistoria. A ridosso del lockdown dello scorso anno, vista l’urgenza delle imprese di ripartire con le attività produttive, le parti sociali hanno condiviso dei protocolli di sicurezza (assimilati dai DPCM) da applicare all’interno dei luoghi di lavoro, funzionali al contenimento del contagio e che di fatto hanno permesso la ripresa lavorativa, garantendo allo stesso tempo un adeguato livello di sicurezza a tutte le maestranze.

Inoltre le parti hanno deciso di istituire dei comitati formati da delegati sindacali e preposti aziendali con il compito di garantire l’osservanza dei protocolli ed eventualmente di migliorarli e rafforzarli. Ciò ha permesso di contenere i contagi e ha garantito la prosecuzione delle attività produttive, anche nei periodi in cui la diffusione del COVID aveva raggiunto i livelli più critici.

Visto che la gestione condivisa ha ottenuto risultati positivi, ci chiediamo: Perché le aziende, su questo tema, hanno deciso di agire unilateralmente? Perché non sono stati integrati i protocolli già esistenti con provvedimenti ad hoc? Se gli strumenti utilizzati fino adesso si sono dimostrati efficaci e hanno permesso di utilizzare i servizi di somministrazione pasti in tutta sicurezza, perché non continuare su questa strada?

La confusione da parte del legislatore, la mancanza di regole chiare ed i dubbi interpretativi rischiano di generare divisione e conflitto tra aziende, sindacati e soprattutto tra lavoratori.

La responsabilità della classe politica è ricaduta sulle spalle di sindacati ed imprese; in assenza di una norma specifica, la FIM CISL Alessandria Asti ritiene fondamentale proseguire con il confronto tra le parti per gestire al meglio la situazione e ridurre eventuali disagi e criticità future.  Siamo pronti ad un confronto serio e costruttivo con i datori di lavoro anche al fine di porre in essere misure eque e compensative rispetto alle attuali restrizioni, quali la rimodulazione degli orari o il riconoscimento del ticket a fronte delle situazioni più complesse.

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