La Staffetta Cisl per lo sviluppo della regione ha fatto tappa ad Alessandria con l’apertura di un confronto con i soggetti economici e sociali per il rilancio delle due province del Piemonte Sud
Si è tenuta lunedì 13 aprile, presso l’Hotel Al Mulino di San Michele di Alessandria, la seconda tappa della Staffetta Cisl – Territori in Dialogo, il percorso itinerante con cui Cisl Piemonte analizza le realtà economiche e sociali delle province piemontesi per avanzare proposte concrete di sviluppo. L’appuntamento, intitolato “Alessandria-Asti: un Patto per il futuro”, ha messo al centro i dati demografici, economici 
Il quadro emerso dai dati presentati dall’economista Mauro Zangola è quello di due province alle prese con sfide strutturali profonde e per certi versi speculari: calo demografico, invecchiamento della popolazione, difficoltà a generare nuova occupazione e persistenti divari di genere nel mercato del lavoro.
Alessandria: segnali di tenuta, ma le fragilità restano
La provincia di Alessandria (407.992 residenti a 30 novembre 2025) presenta un indice di vecchiaia di 279,4 (quasi tre anziani per ogni giovane) con proiezioni che indicano una perdita di oltre 33.000 residenti entro il 2050. Un contesto demografico che pesa direttamente sulla capacità del territorio di sostenere nel tempo la propria struttura produttiva e il proprio sistema di welfare. Nel 2023 la provincia ha generato un PIL di 14,3 miliardi di euro, con un PIL pro capite di 35.500 euro, terzo in Piemonte dopo Cuneo (40.500 euro) e Torino (39.000 euro). Tra il 2015 e il 2023 il PIL è cresciuto del 25,3%. L’economia alessandrina si caratterizza per una struttura diversificata: i servizi pesano per il 62,2% del valore aggiunto, l’industria manifatturiera per il 27,5% – una quota significativa che colloca il territorio tra i più industrializzati del Piemonte – e le costruzioni per il 7%.

Asti: economia ferma, ma qualche luce sul fronte del lavoro
Per la provincia di Asti (207.192 residenti al 30 novembre 2025), le proiezioni demografiche indicano una perdita di quasi 10 mila residenti entro il 2050. L’invecchiamento è un dato strutturale (l’indice di vecchiaia è a 250,7) ma è la debolezza economica a rappresentare la sfida più urgente per il territorio.
Il PIL provinciale ha raggiunto nel 2023 i 6,3 miliardi di euro, con un PIL pro capite di 30.300 euro, penultimo tra le province piemontesi. La crescita nominale tra il 2015 e il 2023 è stata del 17,7%, ma in termini reali il PIL è rimasto sostanzialmente fermo: un segnale di stagnazione che riflette le difficoltà strutturali di un’economia che non riesce a esprimere appieno le proprie potenzialità. La struttura produttiva vede i servizi dominare con il 66,7% del valore aggiunto, mentre l’industria manifatturiera contribuisce per il 20,6% e l’agricoltura (settore storicamente rilevante per il territorio astigiano) per il 3,3%, con una quota di occupati che sale all’8,7%.

Una nota positiva significativa viene dalla disoccupazione: le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 2.000 unità e il tasso di disoccupazione è sceso dal 6,4% al 4,0%. Tra i giovani 15-24enni il miglioramento è stato ancora più netto, con il tasso che è passato dal 16,1% al 10,6%, collocando Asti al 24° posto nazionale. Un segnale che, pur in un contesto di stagnazione economica, qualcosa nel mercato del lavoro astigiano si sta muovendo nella direzione giusta.
“Alessandria e Asti – ha detto Marco Ciani, segretario generale della Cisl Alessandria-Asti – hanno strutture produttive diverse, vocazioni territoriali distinte, ma condividono le stesse fragilità di fondo: una popolazione che invecchia senza che i giovani trovino ragioni sufficienti per restare o per arrivare, un mercato del lavoro che cresce troppo poco e in modo ancora troppo diseguale tra uomini e donne. Se non invertiamo questa tendenza, tra vent’anni avremo territori svuotati, 
Per il segretario generale Cisl Piemonte Luca Caretti: “Ogni provincia ha una storia, una struttura economica, una identità che meritano attenzione specifica e proposte mirate. Alessandria e Asti ci dicono oggi che il modello di sviluppo su cui si è retta l’economia piemontese negli ultimi decenni non regge più da solo: servono investimenti in infrastrutture, e in questo senso il ruolo della logistica per il territorio alessandrino è strategico, ma servono anche politiche attive del lavoro capaci di ridurre i divari di genere e di dare prospettive concrete ai giovani”. R.Z.
In allegato i dati sulle province di Alessandria e Asti